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Bra celebra quattro secoli di storia tra fede, comunità e tradizione

Bra celebra quattro secoli di storia tra fede, comunità e tradizione

  • Bra celebra quattro secoli di storia tra fede, comunità e tradizione

Sabato 6 giugno 2026, la città di Bra ha vissuto una serata di straordinaria intensità culturale e simbolica.


La Quarta Cena della Fratellanza, appuntamento ormai radicato nel cuore della comunità, si è trasformata quest’anno in un vero e proprio omaggio alla storia cittadina, intrecciando tre fili preziosi: la tradizione dei Battuti Bianchi, l’eccellenza gastronomica della Salsiccia di Bra e il prestigioso anniversario dei 400 anni della consacrazione della Chiesa della Santissima Trinità.
La Chiesa della Santissima Trinità, consacrata nel 1626, rappresenta uno dei più importanti simboli spirituali e artistici della città. Edificata nel cuore del centro storico, è da quattro secoli custode silenziosa di fede, arte e memoria collettiva. Le sue mura raccontano la storia di generazioni di braidesi, dei loro momenti di devozione, delle loro speranze e delle loro fragilità.
Celebrare i 400 anni della sua consacrazione significa rendere omaggio non solo a un edificio, ma a un’eredità culturale che ha attraversato guerre, trasformazioni sociali, rinascite e nuove visioni di comunità.
Protagonisti della serata sono stati i Battuti Bianchi, confraternita storica che da secoli rappresenta un pilastro della vita religiosa e sociale braidese. La loro presenza, discreta ma costante, ha accompagnato la città nei momenti più delicati della sua storia, offrendo sostegno, solidarietà e un esempio di dedizione civica.
La Cena della Fratellanza nasce proprio per ricordare e valorizzare questo ruolo: un gesto collettivo che unisce passato e presente, memoria e gratitudine.
Accanto alla dimensione spirituale e storica, la serata ha celebrato una delle eccellenze più amate del territorio: la Salsiccia di Bra, prodotto unico nel panorama gastronomico italiano, simbolo di qualità, tradizione e artigianalità.
Grazie alla collaborazione con il progetto Bra’s, la Cena della Fratellanza ha offerto un percorso culinario che unisce radici e innovazione. Le ricette create per l’occasione hanno raccontato la storia di un prodotto che ha saputo attraversare i secoli mantenendo intatta la sua identità, diventando ambasciatore del territorio nel mondo.
«La Quarta Cena della Fratellanza, organizzata dalla associazione abBRAcciAMo non è un semplice evento conviviale: è un rito civile, un momento in cui la comunità si riconosce, si ritrova e si rinnova. È un invito a guardare alla propria storia con orgoglio e al proprio futuro con responsabilità – spiega il direttore di Ascom Bra e del Consorzio di tutela della Salsiccia di Bra Luigi Barbero - Celebrare i 400 anni della Santissima Trinità significa ricordare ciò che siamo e da dove veniamo. I Battuti Bianchi, la Salsiccia di Bra e Bra’s rappresentano tre volti della stessa identità: spirituale, culturale e gastronomica. Riunirli in una sola serata è un gesto di gratitudine verso la nostra città e verso chi, nei secoli, l’ha resa ciò che è oggi».
Un appuntamento vissuto con grande partecipazione da oltre 250 braidesi che hanno preso parte alle celebrazioni in grado di unire storia, gusto, memoria e comunità in un’atmosfera unica di condivisione autentica, un’occasione per celebrare insieme un anniversario che appartiene a tutti.
 

La Chiesa della Santissima Trinità

Spiegano i confratelli dei Battuti Bianchi: «L'edificio che ammiriamo oggi fu iniziato nel 1618, per offrire una sede all’ordine del tempo, che in quegli anni contava fino a 1800 confratelli. I lavori principali della struttura si conclusero nel 1626 e la sua apertura al culto data proprio 5 giugno di quell’anno. La chiesa presenta una struttura a navata unica, con pianta rettangolare, tipica delle chiese confraternali nate per favorire l'acustica e la coesione durante le assemblee e le funzioni».
Al suo interno si possono ammirare i bellissimi stucchi realizzati dai fratelli Domenico e Pietro Beltramelli (artisti originari del luganese ma attivi a Savigliano, mentre sulle pareti e sulle volte hanno lavorato nel tempo alcuni dei più importanti esponenti della pittura piemontese e locale, da Sebastiano Taricco a Michele Antonio Milocco, da Pietro Paolo Operti a Charles Dauphin per giungere anche ad Agostino Cottolengo, fratello del santo braidese.
Completano gli arredi sacri il pregevole gruppo ligneo della «Resurrezione di Cristo», opera del celebre scultore torinese Stefano Maria Clemente e uno splendido Cristo attribuito a Carlo Giuseppe Plura, uno dei grandi maestri della scultura in legno del Settecento piemontese.
  • Pubblicato il: 09/06/2026
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